Epifanie

Siamo perennemente col cappello in mano, le braccia protese verso l’alto ad aspettare che piovano le briciole, gli avanzi, gli scarti.

Svegliati coglione.

Vite intere a studiare il modo migliore per realizzare quelle tecnologie che ci consentano di racimolare quel pugno di like sotto ad una foto del cazzo.

Alza il culo e datti una ripulita. Fai schifo.

Non bere, non fumare e non scopare. Sii te stesso, sìmanoncosì.

Vestiti ed esci, sei in ritardo.

In coda sulla tua utilitaria ti chiedi come sarebbe scendere e andare a spaccare la testa di quello che suona da ore dietro di te. Ti concedi di immaginarlo, una fantasia che sarà mai. Capisci che dovevi girare film splatter.

Hai preso tutto?

É che vorresti così tante cose, ma qualcuno tempo fa ti ha detto di stare attento a ciò che desideri chè poi se lo ottieni sono cazzi. La citazione è letterale eh.

Torna a letto.

 

Reaching a better view

Ho iniziato l’anno all’insegna dello straniamento.

Festaccia da P. (ha una casa grande quindi ospita spesso gentegentucolagentaglia), alcool a fiumi, musica e un unica persona sobria: me.

Diciamo che il mio è stato un esperimento, un voler vedere la realtà con occhi diversi, un tentativo di esplorare il mondo senza il filtro alcolico, must pressoché OVUNQUE se solo avete fatto un giro nella socialità.

É stato irreale, noioso, la serata (poi nottata) estremamente lunga e monotona. Intanto intorno a me cadeva tutto in frantumi pirotecnici e frattaglie di suoni e risate.

Mi ha fatto pensare.

Pensare non va bene la notte di Capodanno.

Saltare la cena e fare indigestione

“Scopiamo?”

Diretto. Quasi brutale. Spari in quel mucchio incasinato che è la vostra non-relazione sperando di beccare qualcosa. Forse farai male, forse te lo farai tu quando risponderà vaffanculo.

“Ok”

S. risponde alla tua balestrata con un colpo di cannone. Ora sei tu a dover ballare, stronzo.

La cena da P. è finita in venti minuti, prima ancora si pensasse a mangiare. Non era serata, non c’ero. Arrivato e andato via senza colpo ferire. P. mi conosce quindi si è limitato a darmi un pacca sulla spalla augurandomi buona serata. Gli altri hanno insistito affinchè restassi poi hanno lasciato perdere. Pensino quel che vogliono, non mi interessa.

S. ed io non ci siamo nemmeno salutati. Sono entrato e mi è saltata letteralmente addosso. A S. piace essere legata, maltrattata, presa, usata. A me piace farlo. Ma il letto è l’unico luogo dove funzioniamo. Fuori siamo inconciliabili, come l’Alleanza Ribelle e l’Impero. Io uso spesso Star Wars per fare esempi, a lei Star Wars fa cagare. “É fatto male” dice. Inconciliabili.

Sono le 22:30 e sono già a casa. Questa volta mi sono vestito subito dopo, senza nemmeno accendere la solita nostra sigaretta. S. mi ha salutato dandomi del figlio di puttana e ha ragione. Ma che senso avrebbe mentire a me stesso e nascondermi il fatto che sarei rimasto solo per un secondo giro di giostra? Sono un bastardo e a lei va bene così. Le cose sono sempre state chiare fin da subito.

Ho deciso di fare tardi con A New Hope, mi sembra il film giusto dopo esser stato da S.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

Ciao.

Oggi Claudia -che sarebbe poi la mia psicologa- mi ha detto che mi farebbe bene scrivere. Quando le ho chiesto dovecomecosa si è limitata a rispondermi”dove vuoi” che è una risposta del cazzo, ma non ho voluto dirglielo. A volte Claudia mi sorprende. In sei mesi ho capito che è una bravissima psicologa, ma ci sono momenti in cui vorrei prenderla per le spalle e scuoterla urlandole “sii più chiara cazzo!”. Forse dovrei farlo, di sicuro avrebbe molto su cui lavorare, del tipo AGGRESSIONE DA UN PAZIENTE, però no dai che le voglio bene. Si può voler bene alla propria psicologa? Dopo sei mesi? Ma soprattutto, si può iniziare a scrivere su un blog parlando della psicologa cui si vuole bene dopo sei mesi?

Ho perso un sacco di tempo a capire come creare il blog. Dovrei fissarmi meno sui dettagli. In ogni caso WordPress è troppo bianco, sembra un cazzo di negozio Apple dove tutto è bianco e genius e ti senti sporco solo a passare davanti alle vetrine. Però ce l’ho fatta e quindi eccomi qui a scrivere su un blog dopo cinque anni da un infelice tentativo sempre qui su WordPress (all’epoca rinunciai dopo due post nemmeno pubblicati). Forse scrivere richiede il momento giusto, indipendentemente dal fatto che la tua psicologa ti dica di farlo (sebbene lei mi abbia solo detto di scrivere, infatti avrei potuto armarmi di pennarellone e lasciare i miei pensieri al cesso di un autogrill come dono ai camionisti).

Quanto durerà questo esperimento?